20/09/20

Nike SB Dunk Low X INSTANT Skateboards

Appena aperto il negozio pensavamo che si trattasse solo di skateboarding e di stile di vita. Eravamo super giovani, come adesso, d’altronde 😉 Spingevamo un tipo di abbigliamento cazzuto che identificasse un determinato tipo di persona. That’s it. Invece no, non possiamo ridurre tutto a questo una chiacchiera così “molle”.

Di tempo ne è passato e lo skateboarding è arrivato persino alle Olimpiadi, sebbene non si siano potute disputare grazie a questo beneamato Covid. Proprio sul trend delle Olimpiadi che si sarebbero dovute svolgere in Giappone, Nike ha portato il suo “focus” su una delle scene, a mio avviso, più interessanti del mondo. Si sono susseguite release importanti, alcune dedicate solo al mercato giapponese ed altre distribuite più largamente. Poco tempo addietro eravamo qui a parlare di Dunk Medicom, successivamente di Doraemon per poi arrivare alla Instant di oggi.

La collaborazione capita a fagiolo per i 25 anni dello shop, fondato nel 1995, appena fuori Tokyo, più precisamente ad Urayasu, da Akio Homma e dal suo partner Asaok-san. A quanto pare un buon pescatore come me, Homma-san si è ben gasato nel costruire la scena skate di Urayasu, proprio come noi di AcriminalG, sponsorizzando ragazzi e dando supporto negli eventi. 25 anni dopo, il suo investimento ha dato i suoi buoni frutti e lo scorso luglio, Instant ha aperto il suo quinto negozio nel quartiere Shibuya di Tokyo.

L’ispirazione deriva dalla colorazione bianca e blu dei Bus di Shibuya, il quartiere noto per i negozi cool, il puntale reflective da quello “svampo di luce” proprio come i fari delle auto che illuminano la strada. Sul tallone sono presenti diversi materiali ed un ricamo di Hachikō, con due skate trucks incrociati.

Hachikō, per chi non sapesse, fu un cane di razza Akita, divenuto famoso per la sua grande fedeltà nei confronti del suo padrone, il professor Hidesaburō Ueno, agronomo giapponese. Dopo la morte improvvisa di Ueno, il cane si recò ogni giorno, per quasi dieci anni, ad attenderlo, invano, alla stazione di Shibuya, dove l’uomo prendeva abitualmente il treno per recarsi al lavoro.